Gusto, tatto e olfatto sono i tre sensi meno esplorati nelle strategie di posizionamento. Eppure, nel mio Metodo dei 5 Sensi, il gusto rappresenta una chiave interpretativa cruciale, a patto di maneggiarlo con estrema cautela.
Il rischio principale in questo ambito è la “purezza”: tentare di stimolare il gusto in modo letterale sarebbe un errore strategico grossolano. Non vogliamo che il cliente assaggi il prodotto, ma che ne percepisca la “squisita” natura attraverso un codice sensoriale più raffinato.
Il gusto come metafora strategica
Per integrare il gusto in una strategia di posizionamento, è necessario agganciarlo in modo indiretto, utilizzandolo come lente per descrivere le proprietà del brand:
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Consistenza: un tessuto definito “vellutato” richiama una sensazione gustativa che suggerisce morbidezza e pregio.
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Materia: definire un marmo come “cremoso” ne comunica la venatura e la lavorazione meglio di qualsiasi dato tecnico.
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Percezione: uno scrub descritto come “zuccherino” evoca un’esperienza d’uso immediata, definendo l’aspettativa prima ancora del contatto.
Oltre la vista
Il gusto diventa il linguaggio che descrive il valore dove l’occhio non può arrivare. È la sfumatura che trasforma un oggetto in un’esperienza desiderabile, superando i limiti della sola estetica.
Non si tratta di un esercizio stilistico fine a se stesso: si tratta di usare un vocabolario sensoriale che il cervello umano associa istintivamente al piacere e alla qualità. Se sai come usarlo, il gusto è l’ingrediente invisibile che rende un brand, indipendentemente dal settore, inconfondibilmente “squisito”.